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Piercamillo Davigo condannato definitivamente per rivelazione del segreto d’ufficio
La Cassazione conferma la condanna di Piercamillo Davigo per rivelazione del segreto d’ufficio, pena sospesa di un anno e tre mesi.
Piercamillo Davigo · Redazione Notables · 8 ottobre 2026 alle ore 14:30
Piercamillo Davigo, ex procuratore della magistratura e figura di spicco del pool di Mani Pulite, è stato nuovamente al centro dell’attenzione giudiziaria. La Corte di Cassazione, nella sua II sezione penale, ha confermato la sentenza di condanna già emessa dalla Corte d’Appello di Brescia, confermando una pena di un anno e tre mesi, sospesa, per il reato di rivelazione del segreto d’ufficio.
Il caso risale alla vicenda dei verbali segreti dell’avvocato Piero Amara, ex consulente legale esterno di Eni, legati alla cosiddetta “Loggia Ungheria”. Davigo, allora consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), era stato accusato di aver trasmesso alla Procura di Milano documenti che dovevano rimanere riservati. La Procura generale aveva chiesto l’annullamento della condanna, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, mantenendo intatta la decisione di rinvio.
Durante il processo, la difesa di Davigo ha sostenuto che il suo operato fosse dettato da un senso di dovere, affermando che le informazioni erano state condivise per adempiere a obblighi istituzionali. Nonostante tali argomentazioni, la magistratura suprema ha ritenuto che la trasmissione dei verbali costituisse una violazione del segreto d’ufficio, giustificando la pena, seppur sospesa, per la gravità del fatto.
La condanna arriva a distanza di quasi tre decenni dalla stagione di Mani Pulite, periodo in cui Davigo aveva guadagnato notorietà per il suo ruolo nella lotta alla corruzione che aveva scosso l’intero panorama politico italiano. Ora, la sentenza chiude definitivamente una delle ultime pagine di quel capitolo, lasciando il nome di Davigo legato sia alla lotta contro la corruzione sia a un caso giudiziario di divulgazione di informazioni riservate.
Con la decisione della Cassazione, la pena resta sospesa: Davigo non dovrà scontare un periodo detentivo, ma la condanna rimane sul suo casellario, con possibili ripercussioni sulla sua reputazione professionale e sulle eventuali attività future nel mondo giuridico. La sentenza sottolinea, inoltre, l’importanza del rispetto del segreto d’ufficio anche per figure di alto profilo, ribadendo che nessuno è al di sopra della legge.
Il caso dei verbali della “Loggia Ungheria” continua a far discutere, ma la conferma della condanna da parte della Cassazione rappresenta il punto di chiusura giuridico per Davigo, che ora dovrà convivere con la sentenza definitiva, pur senza l’esecuzione di una pena detentiva.
Nota: la decisione è definitiva, salvo eventuali future modifiche legislative o richieste di revisione che al momento non risultano in corso.
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